Non solo Toyota ma anche Bosch sono perplessi nei confronti della transizione elettrica

Dunque si conferma quanto sostenuto più volte in questi post in particolare per i problemi legati alla infrastruttura di ricarica

Così il Presidente del consiglio di sorveglianza Bosch, Franz Feherenbach, espone una forte criticità sia verso le politiche europee sbilanciate verso l’elettrico al 100%, sia verso le attuali fonti di produzione energetica e non per ultimo verso l’inidoneità del sistema di ricarica per i veicoli elettrici e l’impossibilità di raggiungere gli obiettivi fissati al 2030 di un milione di colonnine di ricarica per la sola Germania. Che in concreto vorrebbe dire di installarne circa 2000 a settimana!

Se questo obiettivo è difficile da raggiungere nell’efficiente Germania, non trovo aggettivi per qualificare le difficoltà di altri paesi!!

Ci vuole chiarezza ed essere concretamente obiettivi e dunque tacitare roboanti annunci di una imminente transizione elettrica della mobilità.

Ci vuole introspezione e autoanalisi per smascherare le associazioni simboliche instillate dalla martellante pubblicità delle auto, che tendono a proiettare sull’oggetto parti di noi che vorremmo manifestare ma che non riteniamo di averne a sufficienza, così le cerchiamo in un oggetto che le manifesti per noi.

La potenza ad esempio, sempre più cavalli, accelerazioni brucianti quasi da primato così da mostrare agli altri, nella fantasia dell’aspirante acquirente, quel modo che da sé non riesce a manifestare.

Si fa leva su sui bisogni inerenti la sfera emozionale, istintuale o dell’identità creando alla lunga una situazione di dipendenza da oggetti come le auto con masse e potenze elevate, spingendo al contempo ad acquisti ben oltre le reali necessità della persona con il risultato di notevoli conseguenze negative sia a livello sociale che ambientale che industriale.

Ma non ci scoraggiamo, prendiamo consapevolezza dei limiti e degli errori per Ripartire.

Ecco dunque l’impellente necessità di un reale cambio di paradigma, nuovi frames dovranno accompagnare l’empowering leadership, la learning organization e la progettazione per funzione indispensabili a raggiungere obiettivi coerenti con una piena mobilità di tutti attraverso soluzioni semplici, condivise, rispettose delle persone nella loro interezza e dell’ambiente essenziale alla vita stessa in un contesto economico che contrae le disuguaglianze.

Le città stanno soffrendo elevati livelli di inquinamento, per una parte veicolare, e adottano provvedimenti dettati dall’evento, dunque non strutturati, con ovvie nefaste conseguenze.

In Italia ogni giorno si spostano per motivi di lavoro, studio o gestione familiare 17 milioni di persone che utilizzano il mezzo privato nel solo ambito urbano per compiere tragitti medi di 25 km con tempi di circa 50 minuti.

In tali contesti le potenze in gioco dei veicoli potrebbero essere molto contenute come anche le velocità che non superano il limite dei 50 km/h

Quindi veicoli leggeri, sicuri, con basse potenze, limitate velocità ed economici potranno agevolmente rappresentare una vincente alternativa per le nuove aspettative espresse dai giovani e non solo, ma in particolare per quelle persone che oggi vivono disabilità motorie e non hanno adeguate risposte

Non per ultimo anche il design dovrà a sua volta saper cogliere questi aspetti con una forte dimensione sia di innovazione che accattivante ed evocativa del cambiamento in atto

Come il progetto Equality Electric Car e Emoviti®

Un progetto ambizioso ma concretamente realizzabile con il sostegno di quanti come voi hanno a cuore lo sviluppo sostenibile per le prossime generazioni.

Condividi articolo