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Aiutaci a realizzare i sogni, di tante persone che sperano di sognare ancora.

Questa è la storia di Filippo, disabile da 17 anni a causa di una malattia neuro degenerativa, ispirata dalle tante storie che ci raccontano i nostri amici del mondo della disabilità.

Non nasco disabile, non che sia un pregio o un difetto, ma la semplice constatazione del mio stato di vita passata.

Ho 32 anni e all’età di 15 anni mi viene diagnosticata una malattia muscolare degenerativa, la distrofia muscolare di Becker.

Scoprirla non è stata facile; all’inizio non capivo cosa mi stava succedendo.
Nel pieno della mia adolescenza, con tutte le forze di un ragazzo giovane, cominciavo a sentire stanchezza ed affaticamento già dopo pochi minuti di giochi.

Non capivo e come detto in precedenza non ci davo importanza. Pure i miei genitori pensavano che non fosse una cosa preoccupante additando la stanchezza e spossatezza a fattori esterni classiche della mia età.
Però quando la debolezza comincia a non sparire e inoltre diventa cronica mi sottopongono ad un’infinita serie di visite che porterà all’infausta diagnosi.

Distrofia muscolare di Becker…una mazzata.

Pian piano il mio corpo mi stava abbandonando; le mie forze mi stavano abbandonando, fui costretto dopo un periodo di tempo, all’uso della sedie a rotelle.

Calibrare la mia nuova vita, l’immagine che avevo di me con la situazione che mi si proponeva è stata molto dura.

Mentre prima mi dovevo solo occupare della scuola, degli amici e delle mie prime cotte, ora dovevo imparare a convivere con un ospite inatteso che mi metteva nelle condizioni più difficili per ogni cosa che facessi o solamente pensassi.

Le mie giornate e i miei tempi erano e sono scanditi tra visite ospedaliere e centri fisioterapici i quali mi aiutano a riacquistare un po’ di mobilità attraverso l’esercizi e i trattamenti, per contrastare l’avanzamento della malattia e le sue conseguenze.

La faccio corta, non voglio tediarvi con tutta la storia della mia vita.

Grazie all’impegno e al sacrificio della mia famiglia riesco comunque a studiare da casa, con “l’insegnante di sostegno” e a conseguire il diploma. Infine non contento, ma con molto ritardo, anche una Laurea in Diritto ed Economia all’Università di Urbino.

Sarà la mia condizione ma mi è sempre piaciuto il lato legale di ogni situazione; diritti e doveri, giustizia e lavoro…

Nel tempo libero, per quel che posso faccio “sport” scarrozando per le vie del mio centro cittadino (Forlimpopoli) e piccole uscite con i miei amici.

I disagi non mancano ma ormai sono abituato ad affrontarli quotidianamente.

In tutto questo una cosa sola non manca ed è costante nella mia vita; le visite al centro Fisioterapico di Cesena.
Il mio centro cittadino è attrezzato non mi posso lamentare, ma manca di personale qualificato che invece ho trovato nella città di Cesena di cui noi siamo provincia.

Da quando a causa del Covid-19, che nella mia regione è stato particolarmente crudele, le scuole, i negozi, i trasporti e tant’altro hanno cominciato a chiudere e modificare orari, diminuire corse e capienza e/o serrare i battenti, mi sono trovato ancor di più a disagio con la mia situazione di vita.

Un problema nel problema.

Già perché ho bisogno di fare fisioterapia almeno 2 volte a settimana seguito da un’operatore.

Non sono “quelle cure” che si possono seguire online o ascoltando il consiglio del medico, ma ci vuole la presenza di personale specificato che interagisca con il mio corpo.

Avete presente quelle macchine con tutti quei cavi che ti danno stimolazioni elettriche ed emanano calore?

Prima del virus, grazie al mio desiderio di autonomia e al pullman navetta che gentilmente il mio Comune aveva messo a disposizione riuscivo con regolarità ad andare al centro fisioterapico; ma ora per le distanze di sicurezza (tra l’altro giuste) e l’alta pericolosità di contagio mi è stato tolto l’unico Status che mi spettava di diritto.

Buio completo e abbattimento..

Ho fatto una ricerca su Google per trovare soluzioni alternative e mi imbatto nella realtà delle auto elettriche per disabili e in particolar modo della Equality Electric Car.

Una speranza si apre davanti ai miei occhi!

Subito dopo vengo a scoprire che il progetto è fermo a causa della mancanza dei fondi. Proprio ora che vedevo una nuova luce in fondo al tunnel.

Un sogno che non riesce a diventare realtà!!

 

Abbiamo scritto questa storia, per sensibilizzare tutte quelle persone, Istituzioni e quant’altro che possono aiutare a realizzare il nostro, ma anche il loro sogno.

Equality infatti è la risposta al suo bisogno di mobilità che gli permette di essere autonomo anche in tempi difficili come questo della pandemia.

Aiutaci, aiutali a realizzare il sogno per i  tanti Filippo.

Puoi sostenere il nostro progetto e vederlo realizzato attraverso questi canali.

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Possedere un auto è il sogno di tutti. Spesso si sottovalutano i vantaggi (mentre se ne esaltano gli svantaggi quali stress, traffico e altro) e ce ne accorgiamo quando ne siamo privati.
Libertà limitata, tempi infiniti nei vari spostamenti, condizionamenti e continue richieste a terze persone. Senza accorgersene l’automobile è diventata uno status quo indispensabile per la nostra vita.

Vogliamo donare alle persone disagiate tutti quei vantaggi che la vita gli ha tolto. Vogliamo donare LIBERTÀ, AUTONOMIA, GIOIA, AVVENTURA, RELAZIONI a chi nella vita ha dovuto combattere per un risultato anche minimo.

Se ti dicessi che entro un anno

potremmo tutti insieme rendere libero Filippo

(ed altre migliaia di persone come lui

che oggi sono costrette su una sedia a rotelle)

ci crederesti?